
Milano Bicocca,
originally uploaded by mondrianlykin.
Di ritorno da Frontier of Interaction III, dove ho reincontrato vanz, David Orban, Davide Casali e tante altre facce giàviste ma mai conosciute. La giornata è stata piuttosto interessante (anche se dovrei dire pomeriggio: per la mattina mi sono affidato ai twit di vanz), in particolare con i 3 interventi di: Luca Simeone di Vianet, “Meetings along the edge: una lettura antropologica dei codici visuali di Second Life”; GianAndrea Giacoma, Università Cattolica, che ha parlato di “Progettare tra mentale e virtuale”; e infine David Orban, lasciato in fondo per riscaldare la platea prima del panel finale, sulla “Organizzazione politica del metaverso”.
- Luca Simeone ha parlato un linguaggio antropologico a me sconosciuto, ma ha riportato su una riflessione che già mi era capitato di fare: su Second Life, benché esista la possibilità di fare qualsisasi cosa, capita spesso che i pattern vengano ripetuti all’infinito. Luca ha paragonato questo fenomeno a quello che succede a Las Vegas, dove per fare due esempi, Venezia e l’Egitto sono esattamente la Venezia e l’Egitto che tutti si aspettano. Così su Second Life nonostante la mancanza di molti dei limiti esistenti nella vita di tutti giorni, capita spesso che i pattern si ripetano esattamente allo stesso modo. Mafe in diretta da Twitter mi ha segnalato che Jaron Lanier sosteneva una posizione simile un anno fa, in uno speech visibile qui. Tornando in macchina nel traffico milanese pensavo però che esiste una differenza tra la creatività negli avatar (che sì, è vero, tendono ad essere dei fighi della madonna e delle gnocche paurose) e la creatività nella creazione dei contenuti. Tutto sommato è quasi normale che un avatar tenda ad incarnare l’ideale estetico che ognuno di noi vorrebbe incarnare nella vita reale, mentre trovo molte meno scuse per chi nell’atto creativo si limita a replicare i pattern della vita reale in uno spazio dalla creatività illimitata.
- GianAndrea invece ha fatto un intervento molto interessante sugli scenari futuri che potrebbe affrontare chi progetta per i mondi virtuali. La presentazione è stata abbastanza complessa ed è difficilmente riassumibile in breve. Ma le vie dei blog sono infinite, e GianAndrea due giorni dopo aveva tutto online. Fossi in lui, la tradurrei in inglese e la farei girare su Internet, le riflessioni che fa sono interessanti per un pubblico decisamente più ampio.
- David Orban ha fatto un intervento breve ma intenso sull’organizzazione politica in Second Life: 28 slide nelle quali affronta il problema delle regole e dell’innovazione sociale nei mondi virtuali, compresi gli esempi di Vulcano, Al-Andalus del mio amico Michel Manen, e Metaverse Republic, progetto a cui Ashcroft Burnham, lo stesso Manen e io collaboriamo insieme ad altri utenti di SL. Secondo David, ed è un’opinione che condivido al 100%, Second Life ci offre un’opportunità fino ad ora inedita di sperimentazione di nuove forme di organizzazione sociale, che sarebbe un peccato sprecare.
Tornando a casa, mi sono trovato di fronte ad un altro piccolo esempio di frontiera di interazione: due ragazzi veneti mi hanno chiesto indicazioni per Porta Genova, e visto che era la direzione che stavo seguendo, mi sono offerto di accompagnarli facendomi seguire. Vedere la loro lotta con il traffico milanese negli specchietti mi ha fatto capire che l’interazione del traffico milanese crea un divide enorme per chi si relaziona con la città , tra clacson, partenze sprint e il rischio di incidente ad ogni cambio di corsia. Dopo pochi chilometri mi si sono accostati, chiedendomi con l’aria di chi avrebbe seriamente bisogno di una metropolitana: “Siamo arrivati? E’ ancora lontana?”.
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La cosa interessante del ‘problema’ sollevato da Luca Simeone è molto più interessante di quanto sembri, a mio avviso. Infatti, la domanda a riguardo della replicazione del mondo reale sul virtuale mi fa domandare se sia un processo intrinseco nella natura umana – come percezione spaziale – oppure qualcosa di socialmente e culturalmente acquisito.
E’ stato un piacere reincontrarti.
Il piacere è reciproco!
Riguardo nello specifico a Second Life, la mia opinione è che le persone tendano a comportarsi nel modo a loro familiare per aumentare le loro “possibilità sociali”. La causa remota non saprei davvero dove ricercarla, ma tra le tue due ipotesi, sceglierei la seconda. E’ come un cane che si morde la coda: “mi comporto come è convenzionale perché in questo modo chi mi sta intorno mi capisce e riesce a relazionarsi con me”. Le sperimentazioni, che in quanto tali portano con loro un alto grado di novità , sono viste sempre con un certo sospetto e con l’aria di chi vuole “rompere gli equilibri”, persino in un mondo virtuale dove lo spazio per sperimentare è infinito.
Grazie del suggerimento per l’inglese, hai ragione, spero di trovare il tempo.
Nel mentre ho fatto il post sul mio intervento a Frontiers così hai il link
Hai ragione nel tuo commento all’intervento di Luca Simeone, ma il discorso del partire da schemi noti e rassicuranti credo sia prima di tutto un bisogno cognitivo e poi relazionale. Effettivamente nella progettazione in SL ci sono ancora molte zone da esplorare. Per esempio, quando costruiscono le case, alcuni ci fanno anche la cucina e magari anche il bagno!
Benissimo! Aggiungo subito il link al post.
Non sono certissimo che il bisogno primario sia quello cognitivo, o meglio: secondo me, il bisogno cognitivo lo vedo molto asservito a quello relazionale. Ti avvicini e cerchi di relazionarti con quello che conosci, piuttosto che con qualcosa di nuovo e a volte difficile da capire. Che tu sappia, qualcuno ha già scritto su queste problematiche?
Quello che volevo dire che prima bisogna dare forma alle cose, riconoscerle, per metterle in relazione con i nostri bisogni in modo coerente, poi su questa base si costruisce il piano relazione, culturale e sociale.
Onestamente non so se qualcuno ha scritto qualcosa partendo proprio da SL ma generalmente, se non si tratta proprio di una riflessione da post, diffido di chi riscopre cose già note in altri campi solo perché le incontra per la prima volta nel web o in SL. Un esempio tra tutti, come ben sa anche Folletto (sul quale ha fatto delle ottime slide), la socialità nel web! C’è una marea di materiale da cui pescare in molte discipline per spiegare quello che succede nel web sociale, mentre vedi gente che reinventa la ruota
Poi con la rete, wikipedia e Co. è facilissimo conoscere. Quindi, diciamo che, a mio parere, in questo caso, le fondamenta possono essere J. Piaget per il piano cognitivo, J. Bowlby per il piano relazionale base (teoria dell’attaccamento), poi entriamo su di un piano relazionale più articolato che è stato indagato in mille modi dalla psicologia dinamica, mentre sul versante sociale lascio a chi si intende di psicologia sociale, agli antropologi e ai sociologi
Quindi sostanzialmente non c’è un asservimento dei due bisogni, secondo te: sono separati, e la fase cognitiva è solo precedente (ed è necessaria) a quella relazionale. Ho capito bene?
E’ vero, con la rete si possono trovare titoli e autori, ma l’efficacia di un buon consiglio informato è un’ottima sorgente di dati da incrociare con il mare del Web.
Grazie per i suggerimenti di lettura
Poi fammi sapere che ne pensi del consiglio che ti ho lasciato di là sul tuo blog
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